La Pitaya o pitahaya è un frutto dai colori vivaci e dall’aspetto bizzarro, grazie al quale ha guadagnato il suggestivo nome di Dragon Fruit. Ma sotto le spine, nasconde un cuore d’oro: è infatti un vero toccasana per la nostra salute.
Pitaya: una pianta che viene da lontano
Originaria dell’America Latina, la Pitaya appartiene alla famiglia delle Cactacee e si divide in tre specie, distinguibili in base al colore: la Pitahaya rossa (Hylocereus undatus) di forma ovale, con buccia rossa e polpa bianca, la gialla (Hylocereus megalanthus) più allungata, con buccia gialla e polpa bianca, e quella del Costa Rica (Hylocereus costaricensis) con buccia e polpa rosse.
È una pianta epifita, cioè per vivere ha bisogno di sfruttare altre piante come sostegno, e produce dei fiori che possono raggiungere la lunghezza di 30 cm e la larghezza di 15-17 cm. I fiori sbocciano di notte ed hanno una vita molto breve. Per questa sua caratteristica, l’impollinazione viene effettuata da pipistrelli e farfalle notturne.
Anche se preferisce climi tropicali e subtropicali e resiste bene a lunghi periodi di siccità, la pitaya si adatta anche a climi temperati, sopportando anche brevi punte di gelo, ma con temperature anche di pochi gradi sotto lo zero o se investita da vento freddo, non è in grado di sopravvivere. Recentemente si è diffusa anche una coltivazione in vaso, che può essere realizzata – con un po’ di impegno – anche sul balcone di casa.
La Pitaya in origine era diffusa nelle foreste tropicali dell’America Centrale e nella parte nord di quella meridionale, dove grazie al sostegno degli alberi riesce a raggiungere i 10 metri di altezza, ma attualmente la sua coltivazione si è diffusa anche nel sud-est asiatico, in Australia, in Cina ed in Israele.
Esternamente, il frutto della pitaya gialla ha una buccia che ricorda le squame del drago da cui prende il suo nome anglosassone ed è dotata di piccole spine, mentre all’interno presenta una polpa bianca e morbida, dotata di minuscoli semi neri commestibili. Il frutto può essere consumato fresco, anche se non è facile da trovare, semplicemente aprendolo a metà e mangiando la polpa con un cucchiaino. Può anche essere condito con zucchero e limone oppure usato come base per frullati e cocktail.
In commercio è abbastanza diffusa la versione disidratata della pitaya gialla, che può essere consumata al naturale, come snack, oppure aggiunta in latte e yoghurt.
Pitaya: i benefici del frutto del drago
La pitaya gialla fornisce circa il 15% della razione giornaliera raccomandata di vitamina C, ed è ricco anche di B1, B2, B3 e vitamina E, che si concentra principalmente nei semi. Inoltre, il frutto contiene molte fibre, proteine e minerali come ferro, fosforo, calcio e potassio.
Può apportare numerosi benefici alla salute, anche se il frutto essiccato viene impiegato principalmente per regolare la funzione intestinale: in base alla quantità che se ne consuma, si può depurare l’intestino sfruttando il suo effetto lassativo, oppure rallentarne il transito, puntando sulla sua capacità di stimolare lo sviluppo di batteri benefici per la flora intestinale.
Inoltre, la pitaya è un’ottima fonte di omega 3 e contiene numerosi antiossidanti, come il licopene e la fito-albumina, che si combina con i metalli pesanti che si accumulano nel fegato, favorendone la disintossicazione.
Possiede anche proprietà diuretiche e drenanti, che la rendono un prezioso alleato per contrastare la ritenzione idrica e, di conseguenza, la cellulite.
Grazie al suo basso contenuto calorico (36 Kcal per 100 grammi di frutto) ed all’elevato contenuto di acqua (14 g di acqua ogni 100 g) è molto indicata nelle diete ipocaloriche.
Naturalmente, anche nell’uso della pitaya esistono delle controindicazioni: per esempio, è sconsigliato il consumo a chi soffre di colon irritabile e non bisogna trascurare tutti gli effetti collaterali della sua azione lassativa.