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I principi della dieta dissociata

Molto probabilmente avete già sentito parlare di dieta dissociata, anche se forse non tutti hanno le idee totalmente chiare riguardo come si attui e a quali risultati possa portare. Ideata dal dottor William Howard Hay agli inizi degli anni ’30, questo regime alimentare prevede di non assimilare durante lo stesso pasto carboidrati e proteine. Secondo alcune varianti particolari e più “integralisti” questa forma di dissociazione va fatta in ambito giornaliero ovvero assimilare un solo tipo di sostanza al giorno.

dieta dissociata carboidrati
Pane, biscotti, pasta: tutti elementi ricchi di carboidrati!

A dispetto di una filosofia più o meno severa, il principio della dieta dissociata risulta piuttosto semplice ed elastico: non servono bilance e calcoli riguardo le quantità di cibo e calorie che assimiliamo. Basta infatti un bel calendario sul quale stilare quali tipologie di cibo assimilare e in quale giorno/pasto e… il gioco è fatto!

O carboidrati o proteine: mai assieme!

Le fondamenta di questo particolare stile di regime alimentare si basa su un principio fondamentali: i carboidrati vengono assimilati in un ambiente con PH superiore al valore 7. Questo significa che l’assimilazione e la digestione di queste sostanze comincia già in fase di masticazione, ovvero quando alcuni agenti presenti nella saliva intervengono sul cibo intervenendo sugli stessi carboidrati. Di fatto, in questo senso, lo stomaco è solo un passaggio intermedio con la definitiva trasformazione di tali elementi avviene nell’intestino, dove alcuni enzimi “finiscono” il lavoro cominciato proprio con la masticazione. Discorso totalmente diverso per le proteine (che hanno un PH inferiore al 7). In questo caso infatti, le sostanze vengono principalmente assimilate tramite l’instancabile lavoro del nostro stomaco, supportato da enzimi che operano in ambiente acido. In pratica, se il nostro peso forma non è ottimale non è tanto colpa di quanto o cosa mangiamo ma di come lo mischiamo assumendo differenti alimenti allo stesso tempo senza tenere una logica precisa di assimilizzazione.

Questa differenziazione rappresenta le fondamenta su cui si basano altre regole che caratterizzano la dieta dissociata che comunque variano anche per quanto riguarda la severità a seconda delle linee guida che abbiamo deciso più o meno di seguire:

1- I pasti al giorno devono essere tre, possibilmente a distanza di tre o quattro ore l’uno dall’altro e l’ultimo non troppo vicino al momento del sonno;

2- Naturalmente carboidrati e proteine NON vanno assunti nel corso dello stesso pasto (o giorno, a seconda del tipo di dieta);

3- I carboidrati vanno assunti maggiormente all’inizio della giornata e ridotti gradualmente quando questa va esaurendosi;

4- Niente alcolici e caffeina. Risulta consigliato l’utilizzo di acqua naturale possibilmente non durante i pasti per non appesantire la fase digestiva;

5- Prediligere il consumo di frutta e verdura rispetto ad altri alimenti. A grandi linee il pranzo più sostanzioso della giornata dovrebbe essere il pranzo;

6- Gli alimenti andrebbero assunti il meno elaborati possibili, evitando dunque per quanto possibile condimenti o simili.

Fagioli
Fagioli (e più genericamente i legumi) sono ricchi di proteine!

L. Walb e la Scandinava: due modi diversi per intendere la dieta dissociata

Naturalmente su queste regole poi si vanno a poggiare innumerevoli varianti, dalle più semplici diete sino a quelle più estreme. Il tipo di dieta dissociata più comune è quella definita L. Walb, in onore del suo ideatore. In questo caso, oltre alla suddivisione carboidrati/proteine, esiste una terza categoria alimentare definita come neutra.  In questa “famiglia” di cibi sono inclusi principalmente i vegetali o comunque di derivazione vegetale e tale categoria va a sua volta inserita nella serie di alternanze che sono tipiche di questa dieta.

Un’altra tipologia di dieta dissociata è quella detta scandinava, che si focalizza sullo sviluppo del deposito di glicogeno nei muscoli del nostro corpo, aumentando allo stesso tempo il consumo di zuccheri durante l’attività fisica. Seguendo i dettami studiati dai dottori Christensen e Hansen, la prima fase della dieta consiste in tre giorni durante i quali consumeremo una modesta quantità di carboidrati con una contemporanea intensa attività fisica e/o sportiva. Nei tre giorni successivi invece, aumenteremo la quantità di carboidrati assunti diminuendo invece l’attività fisica.

Vantaggi e svantaggi della dieta dissociata

La dieta dissociata può essere una buona soluzione per perdere peso e mantenerci in forma. L’azione di questo regime alimentare è decisamente meno opprimente della “concorrenza” pesando decisamente poco sul piano psicologico. Questa inoltre, andrà ad influire in maniera benefica sulla sensazione di gonfiore, aumentando notevolmente la nostra capacità di gestiva. A quanto pare anche il sonno può beneficiare di una dieta dissociata condotta in maniera corretta. Di contro, va detto come serve tracciare un preciso percorso da attraversare per ottenere risultati senza che la nostra alimentazione cozzi troppo con il ritmo del nostro metabolismo. Risulta infatti molto facile ritrovarsi ad avere una dieta poco bilanciata che causa carenze al nostro fisico, rendendoci più deboli e quindi occasionalmente anche più propensi ad ammalarci. Proprio per questo, tale regime alimentare è fortemente sconsigliato quando si è in fase di crescita, quando si è molto anziani o debilitati da una malattia.

In conclusione, la dieta dissociata può effettivamente essere un buon modo per perdere peso e migliorare la nostra alimentazione, senza per questo doverci sottoporre a un regime alimentare massacrante o fare particolari rinunce. Naturalmente, come in ogni altro caso, l’ideale è cominciare con una filosofia meno estrema per poter mettere alla prova questa filosofia e testare se fa per noi e per il nostro fisico.

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