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I 7 tipi di fame: la dieta Mindfulness

C’è chi non riesce proprio a seguire una dieta. Chi si sente in colpa dopo aver mangiato troppo e sviluppa un rapporto sbagliato con il cibo. Contare le calorie in queste situazioni serve a poco e questo è ciò che la dieta Mindfulness vuole insegnarci. Prima di preoccuparci di quanto e cosa mangiare, bisogna imparare ad avere il corretto rapporto con il cibo. La dieta Mindfulness, ideata dalla pediatra e monaca buddista Jan Chozen-Bays, si pone come obiettivo principale il raggiungimento della consapevolezza degli stati mentali riguardanti il cibo e l’alimentazione.

dieta mindfulness

Mindfulness significa appunto consapevolezza, ed essa è uno dei fattori essenziali quando si parla di gestione della fame. Per riuscire a capire meglio il proprio corpo, ma soprattutto la propria mente e i processi che si attuano nel rapporto con il cibo, l’ideatrice ha individuato 7 diversi tipi di fame. Ogni tipo corrisponde a un bisogno che deve essere ascoltato per capirsi meglio e per tornare ad avere un rapporto sereno e gioioso con il cibo.

I 7 tipi di fame

Fame degli occhi- Nutrire la vista

Spesso succede di guardare le cose ma non vederle. Siamo troppo presi del telefono, dalla tv e dalle altre mille distrazioni quotidiane e non riusciamo a concentrarci su quello che stiamo facendo. In questo modo svuotiamo il piatto senza neanche renderci conto di aver mangiato. Se, invece, concentrassimo la nostra totale attenzione su quello che stiamo facendo e sul piatto che abbiamo davanti, non ne sarebbe felice solo lo stomaco ma anche la vista, il cervello e le sensazioni che invia a tutto il corpo.

Fame del naso- Godere dei profumi

Il naso è in stretto collegamento con gli istinti più primitivi dell’uomo. Un buon odore riesce a far scattare in noi una molla che ci conduce a preferire dei cibi esclusivamente per il profumo che emanano. Riuscire a focalizzare l’attenzione su questo può portare ad aiutarci a non abbuffarci e vivere il rapporto con il cibo in maniera serena.

Fame della bocca- Imparare ad assaporare

Per mangiare bene serve del tempo. Assaporare i cibi e non trangugiarli con foga ci aiuta ad apprezzarli meglio. Concentrarsi sui sapori, scovare diversi gusti all’interno di un solo piatto, capire e sentire tutti gli ingredienti ci dona un maggiore piacere e anche questo, come per l’odore, ci consente di non mangiare in eccesso ma di apprezzare il piatto che abbiamo dinnanzi.

Fame dello stomaco- Capire quando è appetito

Lo stomaco sa percepire molte emozioni. Quando siamo tesi e sotto stress, il nostro stomaco lo sa e ci invia dei segnali. È importante saperli riconoscere. Non sempre mangiamo quando abbiamo fame. Spesso abbiamo bisogno di cibo perché siamo in ansia e lo utilizziamo come valvola di sfogo. Proviamo un senso di stomaco vuoto ma è solo una sensazione, un messaggio che non sappiamo realmente cogliere. Imparare ad ascoltare il corpo, compreso lo stomaco, incrementa la consapevolezza di se stessi permettendoci di migliorare e di evitare gli attacchi di “finta fame”.

Fame delle cellule- Ascoltare i bisogni

Pochi sanno di cosa necessita il loro corpo. A volte mancano dei nutrienti come sali minerali ma non si possiede la capacità di percepire questa necessità. Esistono però delle pratiche da poter attuare per incrementare la propria consapevolezza. Una di queste è saltare la cena e concentrarsi al mattino su ciò che il corpo desidera. Potrebbero venire fuori richieste strane ma è necessario ascoltarle e soddisfarle.

Fame del cuore – Trovare i nutrimenti adatti

Riempire vuoti affettivi con il cibo è una cosa comune. Un ricordo può portare al desiderio di mangiare. Non a caso quando si è tristi ci si rifugia nella cioccolata. Il consiglio è quello di placarsi e di cercare di vivere nella maniera più positiva possibile il rapporto con il cibo. Bisogna prendersi cura di sé con esso senza cercare rifugi in dolci e merendine. Crea una tavola ricca di positività e il bisogno di consolazione diminuirà drasticamente.

Fame della mente – Liberarsi dai freni razionali

A tavola, molto spesso, le sensazioni passano in secondo piano. Il conteggio delle calorie, dei nutrienti e del peso possono distogliere l’attenzione da ciò che è realmente importante. Il troppo controllo della mente su ciò che si mangia non porta a risultati positivi. Alla fine del pasto si prova solo ansia e spesso si insinua un senso di fallimento. Meglio non contrastare le emozioni reali che il cibo suscita ed evitare che la mente prenda il sopravvento eliminando tutti i pensieri buoni e positivi.

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